La scelta dei cinturini per orologi

I cinturini per orologi nascono inizialmente come accessori puramente estetici negli orologi femminili delle nobildonne del diciottesimo secolo.
Un secolo dopo, specialmente con la prima guerra mondiale, presero molto piede nell’uso militare come esigenza pratica di sincronizzare le truppe nelle azioni belliche e furono la conseguente evoluzione dell’orologio da taschino montato su catenella.

Inizialmente l’orologio montato su cinturino veniva snobbato apertamente dalle truppe in quanto, essendo un simbolo prettamente femminile, trasportava con sé anche una idea di effeminazione (era come imporre ad un uomo occidentale di indossare l’orecchino agli inizi del 1900).
Vista però la difficolta di uso dell’orologio da taschino, che impegnava una intera mano da dedicare alla lettura dell’ora, col tempo, l’esigenza di praticità indusse tutti i militari ad abbandonare certi tabù e convincersi dei vantaggi del nuovo sistema.

L’iniziale nome di questo accessorio era G10 (nome che derivava dal modulo che doveva essere compilato per richiederlo in dotazione). Il G10 originale militare era caratterizzato dalla presenza di una seconda fettuccia passante sotto il fondello dell’orologio; questo sistema consentiva all’orologio di rimanere saldamente ancorato al polso anche nel caso in cui una delle due anse* di tenuta si rompesse. Nacquero così i cinturini NATO.

*) Le anse (o ansette) sono dei perni a molla che si ancorano solidamente tra le corna (o anse) della cassa e servono appunto per bloccare il cinturino all’orologio. Nell’ultima immagine in basso è riportato lo schema tecnico del sistema e la relativa nomenclatura.

I cinturini NATO


Essendo pensati e realizzati per uso militare, questi cinturini dovevano seguire dei canoni ben precisi e definiti: la fettuccia abbiamo detto che era intera e scavalcava le anse passando sotto la cassa dell’orologio. Era in nylon tessuto sufficientemente sottile ma molto robusto alla trazione e doveva anche consentire a chi lo indossava, una allacciatura facilitata. Veniva quindi rifinito con passanti in ottone piegato e senza saldature, tale da permettere di deformarsi, aprirsi o di rompersi facilmente a seguito di un forte strappo, ma nel contempo evitava situazioni potenzialmente pericolose per l’arto qualora il bracciale si fosse impigliato su qualche ostacolo.

Successivamente i cinturini Nato furono costruiti anche in pelle e decorati in moltissime fantasie!

Questi cinturini ottennero una enorme fama a seguito del film James Bond Goldfinger, in cui il protagonista Sean Connery, indossava un Rolex Submariner Ref. 6538 allestito di un cinturino Nato.*

*) Il motivo per cui utilizzasse un tale cinturino abbinato ad un orologio impermeabile era perché doveva essere indossato sopra il polsino di una muta da sub in modo da poter vedere il quadrante facilmente ed il tessuto in nylon permetteva immersioni sicure senza compromettere la tenuta all’acqua del bracciale.

I cinturini Zulu

I cinturini Zulu sono oggi un marchio registrato da Maratac. Nonostante il nome, non hanno una grande storia alle spalle. Sono ispirati ai cinturini Nato (ed è per questo che spesso vengono confusi con i loro predecessori) presentano invece alcune differenze.

I cinturini Zulu originali non hanno la doppia fettuccia, hanno tre o cinque passanti in acciaio, inoltre il nylon è più spesso e resistente. Nonostante il materiale più spesso non per questo sono più duri, anzi, allo stesso modo dei Nato, prendono velocemente la forma del polso e si stabilizzano facilmente.

Altra differenza riguarda sempre i passanti, quelli montati sui cintuirni Zulu hanno una forma arrotondata rispetto a quelli presenti sui cinturini Nato che sono, invece, squadrati. Le sue carattestiche lo rendono certamente un cinturino molto robusto e resistente ma a volte lo spessore non permette di montarlo su alcuni orologi con le anse troppo ravvicinate alla cassa.

Le dimensioni dei cinturini Zulu consigliano di montarli su orologi con una cassa piuttosto grande, e in generale su tutti i segnatempo militari. Perfetto per segnatempo come l’Oris Flight time o il Panerai Luminor.

I cinturini Perlon

I cinturini Perlon sono stati inventati in Europa negli anni ’60 e prendono il nome dal materiale da cui sono costituiti: il nylon 6. I Perlon sono facilmente riconoscibili per la fitta tessitura a cestino grazie alla quale si ottiene un fantastico effetto tridimensionale e una buona traspirazione al polso.

Il Perlon ha una chiusura ad ardiglione ed è proprio il suo sistema di chiusura che lo rende un cinturino praticamente unico, infatti su di esso non sono presenti fori predeterminati ma la fibbia scorre semplicemente attraverso un’apertura della trama; questa caratteristica gli dona grande regolabilità rendendolo adatto ai polsi più particolari in quanto ogni circonferenza può essere raggiunta perfettamente.

Nonostante sembri un cinturino delicato il Perlon è invece molto resistente alle abrasioni, questo fa sì che non soffra per un utilizzo prolungato; si asciuga molto rapidamente e non si sforma dopo essere stato bagnato per cui è perfetto per accompagnarvi nelle immersioni se non si ha a disposizione un bracciale in gomma.

Essendo un cinturino degli anni ’60 e ’70 veste perfettamente sugli orologi subacquei di quell’epoca, inoltre, data la grande vestibilità ed eleganza, è perfetto su ogni segnatempo; per le sue caratteristiche “acquatiche” e per il prezzo ridotto, è consigliato anche come accessorio di moda; i vari colori disponibili possono essere abbinati facilmente al vestiario che si indossa a seconda delle stagioni.

P.S. Tali cinturini si adattano anche in acqua anche se vengono spesso utilizzati su orologi vintage poco (o per nulla) adatti per questi usi.

I cinturini Racing

I cinturini Racing sono ispirati ai guanti old-school utilizzati dai piloti delle corse automobilistiche, sono molto riconoscibili grazie ai tre grandi fori sulle alette.

L’estetica di questo cinturino è legata a quella che ha spinto a progettare guanti per le corse con i fori. Sembra che le motivazioni che giustificano questa scelta sono due:
– la prima (forse più romantica), sembra sia per una questione di coerenza con le auto da corsa (in cui molte parti del telaio venivano forate per ridurre il peso e consentire alle automobili di raggiungere velocità più elevate), di conseguenza anche i guanti (ed in seguito i cinturini) vennero anch’essi forati

– la seconda (forse la più probabile), è che venivano cuciti in questo modo per favorire la traspirazione e la ventilazione viste le grandi temperature che si raggiungevano all’interno dell’abitacolo.

Infatti proprio grazie alla grande traspirabilità che i cinturini Racing sono perfetti per essere indossati durante il periodo estivo.

I cinturini Aviator/Pilot

Come suggerisce il nome, i cinturini Aviator sono legati al mondo dell’aviazione; divennero famosi durante la seconda guerra mondiale essendo in dotazione ai piloti tedeschi. I primi modelli di cinturino Aviator erano in pelle ed erano incredibilmente lunghi. Il motivo di questa scelta era quello di permettere ai piloti di allacciarlo direttamente sopra la tuta e per garantire che l’orologio non volasse via durante le turbolenze, vennero applicati uno o due rivetti vicino alle alette; gli orologi erano comunque di grandi dimensioni ed anche abbastanza pesanti, potevano raggiungere fino ai 55 centimetri di circonferenza per permettere al pilota di avere una lettura chiara dell’ora, con le vibrazioni, l’oscurità ed ogni altra situazione in quota.

Con il tempo sia gli orologi che i cinturini videro ridursi notevolmente le loro dimensoni, ma mantennero comunque lo stesso materiale in pelle ed il loro design; divenendo cosi appetibili come accessorio di abbigliamento anche ai non addetti ai lavori.

Anche i rivetti, col tempo, hanno perso la loro funzione primordiale di irrobustimento, ma rimasero comunque applicati come puro un tocco estetico interessante.

Data la loro origine, ancora oggi i cinturini Aviator vengono preferibilmente abbinati con orologi prodotti da aziende che proprio con l’aviazione si fecero un buon nome come ICW e Hamilton.
Questo cinturino resta comunque un oggetto di ispirazione militare quindi non si abbina troppo con segnatempo muniti di quadranti troppo colorati o complicati; rende il massimo con disegni semplici e austeri, meglio se neri e con numeri arabi bianchi.
Il cinturino Aviator si accoppia perfettamente anche con cronografi vintage dato che molti di questi vennero dati in dotazione ai piloti per cronometrare la durata dei voli.

Sono oggetti comunque pieni di storia dal fascino increbile e si consigliano a tutti gli amanti di orologi militari.

I cinturini Bund

Come gli Aviator i cinturini Bund furono realizzati per i piloti dell’aviazione tedesca, ma per motivi del tutto diversi. Questi erano cinturini in cuoio che, grazie alla loro particolare struttura, non permettevano il contatto della cassa metallica dell’orologio con la pelle del polso del pilota.

I motivi erano diversi, semplici ed anche ovvi:
– quando l’aereo era ad alta quota le temperature diventano molto basse, siccome l’abitacolo non era riscaldato, si cercava di evitare che il metallo dell’orologio che si congelava, potesse andare in contatto con il polso del pilota.
– gli orologi utilizzati durante i primi anni dalle aviazioni non avevano una buona resistenza all’acqua né al vapore, accadeva spesso che il sudore penetrasse nei meccanismi bloccando l’orologio anche mentre si era in volo; e qui veniva in aiuto il cinturino Bund che aveva una grande capacità di assorbire il sudore del polso.

Il cinturino Bund non è comunque adatto a tutti, innanzitutto è molto caldo e comunque non è consigliabile a chi ha un polso piccolo o normale. E’ perfetto invece per chi ha sviluppato un’allergia ai metalli (solitamente al nichel) o per chi ha un polso molto grande.

Per chi voglia vestire un orologio d’aviazione o un cronografo vintage un cinturino Bund è molto adatto; l’unica raccomandazione è però fare in modo che l’imbottitura sotto il fondello sia il più coerente possibile alla forma della cassa, altrimenti risulta una porcheria.

I cinturini Waffle

All’inizio degli anni ’70 il colosso dell’orologeria giapponese Seiko produsse il diver Ref 6105, conosciuto negli anni a venire come “Vietnam Watch”, il nomignolo è dovuto al fatto che tutti i militari impegnati nella guerra in Vietnam scelsero questi orologi (gli unici in grado di resistere ad un clima così umido).

Insieme al “Vietnam Watch” la Seiko sviluppò il cinturino in gomma Waffle, il quale era in dotazione all’orologio; venne chiamato cosi per la sua forma che ricorda il dolce belga. Al ritorno dalla guerra del Vietnam il 6105 e il cinturino waffle riscossero notevole successo sul mercato consumer diventando un cult del mondo dell’orologeria.

Nel tempo il cinturino andò fuori produzione perché la gomma di quegli originali si indurivano velocemente diventando inutilizzabili in breve tempo. I prezzi salirono alle stelle per i pochi originali ancora in circolazione e questo portò diverse aziende a creare delle repliche.

Ovviamente i cinturini Waffle si prestano benissimo a orologi giapponesi e in particolar modo a quelli di casa Seiko

Il cinturino Tropic

Il cinturino Tropic fu inventato negli anni ’60 come alternativa ai bracciali in metallo di Rolex e Tudor, questi erano pratici per le escursioni subacquee, ma anche molto pesanti, freddi e costosi.

Il Tropic fu quindi il primo cinturino in caucciù della storia, era riconoscibile per la sua texture stampata verso l’esterno e per i numerosi fori che favorivano la traspirazione e permettevano di regolare la fibbia. Questi cinturini monopolizzarono ben presto il mercato dei subacquei.

Sono diventati famosi anche per la grande resistenza, ci sono modelli che, anche dopo quaranta anni di servizio, sono ancora in funzione ed in ottimo stato.
Di contro c’è che, essendo facilmente realizzabili, sono stato riprodotti e sostituiti con altri di materiali più scadenti.

Consigliato in abbinamento con orologi subacquei d’epoca (per il loro legame storico), ma adatto anche a segnatempo contemporanei, dato il design intramontabile.

Il bracciale Shark Mesh

Vedendo il nome di questo cinturino, il primo pensiero va alla dentatura dello squalo. In realtà il nome è dovuto ad uno spot della Omega per lanciare il Ploprof 6000.

Anche se questo bracciale in accaio non è a prova di squalo come sosteneva la pubblicità è comunque tra i più resistenti mai creati, grazie soprattuto all’assenza di perni, agli anelli intrecciati che lo compongono e alla chiusura deployante che monta.

La struttura a cotta di maglia rende il bracciale flessibile e robusto, inoltre è facilmente regolabile e per cui è adatto a tutti i tipi di polsi; i grandi spazi lasciati dalla tessitura consentono una buona traspirabilità al polso (personalmente non sopporto il fatto che vi si incastrino e strappino via i peli).

Al contrario degli altri bracciali di maglia ha un’intelaiatura larga, quindi molti vedono lo Shark Mesh come la soluzione più comoda per avere al proprio polso un drappeggio resistente ma comodo. E’ consigliato l’abbinamento con un orologio subacqueo anni ’70, oppure, nella versione black, con orologi con quadrante nero.

Il bracciale in maglia milanese

Come si può intuire dal nome la maglia milanese è stata creata proprio dove si pensa. Il disegno della maglia risale al 13esimo secolo ed è rimasta un’esclusiva italiana per oltre cinquecento anni; nel 1920 le case tedesche Staib e Vollmer hanno rinnovato questo tipo di racciale facendo salire notevolmente la sua popolarità.

Il bracciale in maglia milanese è facilmente distinguibile per la sua maglia particolarmente fitta, la sua densa intelaiatura lo rende rigido e un po’ scomodo rispetto ad altre maglie più allentate; inoltre è meno solido dello Shark smesh e meno resistente ai fattori climatici.

Nonostante questi problemi minori, il bracciale Milano è considerato uno dei più eleganti sul mercato, perfetto per orologi con quadrante sottile e tondo come il Rolex Cellini 4112con dial bianco; nonostante il suo stile antico può essere adattato a diversi smartwatch come l’apple watch o l’LG Watch Urbane, benché potrà sembrare in contraddizione con quanto detto, sembra che tale abbinamento tra presente e passato risulti affascinante a molti.

Non adatto comunque in abbinamenti con orologi dai quadranti troppo grandi, forse per il contrasto con le maglie troppo strette del cinturino.

Come scegliere la misura del cinturino

La pratica tabella riportata a fianco vi sarà di auto nella scelta del cinturino. Tra i paramentri importanti da conoscere, oltre al tipo di cinturino che si preferisce, sono le dimensioni (in larghezza) delle anse della cassa, solitamente variano dai 12 mm (per i più piccoli orologi femminili) fino al 24 mm (per gli orologi più maestosi e pesanti).

Riguardo la lunghezza delle fasce lato fibbia e lato buca solitamente non vi è nulla da scegliere e sono preimpostati. A meno di dimensioni di polso fuori dalla regola, solitamente un cinturino standard si adatta su tutti i polsi.

Per i polsi più piccoli invece potrà essere necessaria qualche foratura aggiuntiva per poter adeguare la circonferenza del polso al cinturino troppo largo. Un qualsiasi orologiao comunque, munito di pinza fustellatrice, sarà in grado di poter risolvere questo piccolo inconveniente.

Cinturini Orologio in stock

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Per ulteriori informazioni sulla disponibilità, la reperibilità dei cinturini, di orologi e per la fornitura ed il cambio pile, siamo sempre disponibili nella nostra sede in Via Ferranti, 4 a S. Severino Marche; per eventuali contatti scritti usare questo form.

 

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